sabato 15 maggio 2010

Don Ruggero. Capitolo primo

Il prete era un uomo molto timido e, se camminando si accorgeva di aver destato l’attenzione di qualcuno che quasi involontariamente si metteva a fissarlo, prendeva ad andar storto e i suoi movimenti si facevano impacciati.
Questo era uno dei motivi per cui tutti nel villaggio gli volevamo bene. E fu, tra l'altro, il motivo principale per cui non riuscimmo a coordinare bene tutti gli indizi che avevamo sotto il naso, quando delle persone iniziarono a sparire.
Tocco per primo a Lindo il becchino.
Non fece gran scalpore la sua scomparsa; era davvero difficile voler bene a quel pazzo d'un bestemmiatore.
Brutto, scontroso e con la faccia butterata; odiava tanto la superstizione cristiana da voler essere presente ad ogni dipartita.

-Povero allocco, pensavi di diventar eterno
E non sei altro che concime, buono tra un po’
A far mattonelle di cotto!-

Si aggirava per le terre consacrate fischiettando tra le lapidi e canticchiando filastrocche d’insulti. Solitario e, non per volontà sua, più casto dei preti.

Come ho detto rimanemmo spiazzati e confusi quando, al villaggio, la situazione prese un strana piega.
Tutti sembravano cambiati.
Le donne giravano con aria vaga per i banchi del mercato e il fabbro faceva male ai cavalli mentre li ferrava, anche il tempo sembrava sospettare qualcosa: i temporali di quel maggio misero a dura prova l’umore di tutti.

-Ieri ha straboccato l’acqua dal fiume, si dice che Elio sia rimasto affogato- mi disse il fornaio appena entrato in casa. -Attento che mi sporchi il pavimento!-
Si tirò subito indietro e rimase in bilico sullo stipite, col viso rischiarato dal fuoco e le spalle fradice a prendere altra acqua.
Gli dissi d’entrare a malincuore, già sapevo che avrebbe voluto risposte.
Ero il maresciallo dopo tutto, la situazione era complicata ma dovevo far finta di avere qualche pista.

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